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Comunicazioni sociali di Tursi - Lagonegro - Periodico Dialogo


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22-24 aprile 2010 - TESTIMONI DIGITALI

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Anche dalla nostra diocesi al
Convegno "Testimoni Digitali"

Roma, 22-24 aprile 2010



Un mondo digitale fatto di contenuti, vivo, capace di divenire fattore di umanizzazione. Ecco l’immagine della nuova era mediatica, quella disegnata dai numerosi interventi del convegno “Testimoni digitali. Volti e linguaggi dell’era crossmediale”, organizzato a Roma dal 22 al 24 aprile dalla Conferenza Episcopale. Sono trascorsi otto anni dal primo incontro “Parabole mediatiche” che vedeva riuniti gli operatori delle comunicazioni sociali e dell’informazione religiosa, ma il mondo dei media non ha smesso di interrogarsi su quale debba e possa essere il suo ruolo nel panorama cattolico. Tanti interventi, tante sfaccettature diverse per raccontare i nuovi cambiamenti del web 2.0, della piattaforma digitale, dei social network che affollano le giornate dei giovani, un mondo di cui non si può e non si deve aver paura. Anzi, al contrario come ha suggerito papa Benedetto XIV nel suo intervento nell’aula Paolo VI alla presenza di circa 8000 operatori della comunicazione: “I media devono essere centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, essere espressamente animati dalla carità e posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale". Una condizione sine qua non perché “il passaggio epocale che stiamo attraversando può rivelarsi ricco e fecondo di nuove opportunità. Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete”. E’ in quell’essere anima che il cristiano si distingue ed è capace di vivere in maniera autentica una nuova fase della comunicazione, un periodo in cui tutto è possibile e dove, spesso, si può essere anche annegati da onde incontrollabili. “Una chiamata a non cadere nelle rete delle ex verità”, afferma Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, “delle mezze verità, delle falsità tutte intere, ma ad abitarla con la nostra libertà e la nostra franchezza, a interpretarla con la nostra responsabilità e uno sconfinato amore per la verità. C’è un altro modo di fare informazione e di stare nella rete. C’è un altro modo: che non è solo nostro, ma che è certamente il modo dei cattolici. Noi vogliamo che sia contagioso”. Un modo non semplice da definire, un luogo dove essere leggeri ma non superficiali perché aggiunge mons. Domenico Pompili, sottosegretario e portavoce CEI, leggerezza: “Vuol dire la scioltezza e l’immediatezza che non fa velo a quello che ci sta a cuore e lascia emergere ciò che ci preme. La leggerezza si sposa con la fantasia che non è sinonimo di fantasticheria ed è un concentrato di intelligenza che fa intuire quel che non è ancora visibile. La fantasia è allegria cioè capacità di cogliere il lato umoristico della realtà perché se la logica è il giorno feriale del cervello, la fantasia ne è la domenica. La fantasia è autonomia perché ci sottrae alla pressione dell’opinione dominante e ci fa capaci di uno sguardo originale”. Quello tra l’uomo e il Padre capace di sperimentare la gioia di Dio, la promessa ilarità del Vangelo, il vino nuovo che riporta la gioia nella vita degli uomini.

Francesca Gresia


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